Sottoscrivo

La classe dirigente del PD è formata in buona parte, direi in maggiornaza con qualche eccezione, da affaristi, persone ciniche culturalmente insignificanti senza principi senza scrupoli e senza nessuna proposta politica che non sia la loro sopravvivenza. La maggior parte di loro non si distinguono per il modo in cui affrontano le questioni da quelli del centro destra, se non per il fatto che la destra in questo momento produce persone pure più capaci nel loro genere rapace.

Da una riflessione di Sabina Guzzanti sul PD.

Articoli correlati

Avrei votato Scalfarotto, ma …

Ero quasi disposto a dimenticarmi che considero il PD un partito invotabile, perché avrei votato volentieri Scalfarotto. Un po’ come la Serracchiani, anche lui rappresenta quella parte sana del PD che dovrebbe emergere, sempre ammesso che il PD sia ancora un partito. Poi, davanti alle urne, ho visto che Ivan era l’ultimo della lista.

La Serracchiani, che ha avuto un ritorno mediatico non indifferente dopo la sua arringa all’assemblea del partito, l’hanno dovuta curare diversamente, per non farsi scoprire. Ma con Scalfarotto il gioco è stato lo stesso delle ultime politiche. Candidarlo lo candidano, ma stando bene attenti a non dargli mezza possibilità di emergere.

Questa è l’immagine lampante di un partito di cartone, basato sull’opportunismo e spaventato da se stesso e dalle forze pulite che ha al suo interno. Quindi ho rinunciato al mio intento, tanto per Scalfarotto non c’era partita. E ho votato di nuovo IDV. Contento D’Alema?

Aggiornamento: Si, pare che D’Alema sia contento, la batosta gli spiana la strada per nuove entusiasmanti avventure. Il fatto che dica di essere come Aiace per gli Achei, dà tutta la dimensione della sue psicosi.

Articoli correlati

Cavalcare l’onda, senza coraggio

Il coraggio di investire sulla nuova generazione politica che si affaccia all’interno del PD e che viene dalla base, cioè da tutti quei giovani e meno giovani che hanno aderito con entusiasmo alla creazione di questo nuovo partito e che vorrebbero contribuire attivamente alla sua costruzione. Non certamente guardare mentre altri lo fanno per loro, se poi quegli altri sono i vecchi, logori e già più volte fallimentari, oligarchi. Adesso la Serracchiani è stata candidata alle europee, ma il punto cruciale, forse, è chi non sarà candidato. Riprendo un passaggio della riflessione di Luca Sofri sul suo blog:

È bizzarro che su tutti i nomi meno difendibili il segretario vada dicendo che bisogna aspettare la Direzione Nazionale del 21, mentre Serracchiani guarda un po’ è cosa decisa già oggi. Circolano al momento i nomi dell’ex sindaco Cofferati, dell’ex sindaco Domenici, dell’ex sindaco Costa, dell’ex sindaco Bianco, di Sergio D’Antoni (già col centrodestra) di Silvia Costa, di Goffredo Bettini.

Ecco dove manca il coraggio. Debora Serracchiani ha ottenuto visibilità e consensi, e assegnarle un ruolo, per quanto non fosse scontato, è un’operazione assolutamente strategica per molti ovvi motivi. Diversamente non si intende decidere di avviare un vero rinnovamento già da ora, con il tipico atteggiamento di chi vuole tenere il piede in due scarpe. Invito a leggere la riflessione di Luca per intero, perché la condivido in pieno.

Articoli correlati

Debora Serracchiani

Forse è il momento più significativo dell’Assemblea Nazionale dei Circoli del Partito Democratico, tenutasi pochi giorni fa. Mi è piaciuto, perché è un intervento fatto di parole semplici, dirette e di grande buon senso. Mi è piaciuto anche e soprattutto, perché ribadisce ancora la necessità che la vecchia dirigenza faccia un passo indietro e lasci che il percorso del PD fiorisca attraverso le energie nuove che vengono dalla base e che guardano al futuro.

Grazie a Iride per la segnalazione del video.

Articoli correlati

Finalmente

Walter ha finalmente fatto l’unica cosa giusta da quando è alla guida del PD. Si è dimesso! Pur conscio che questo non cambierà in meglio le sorti di questo partito nato morto, mi sento sollevato. Ora gli oligarchi post comunisti ci dimostreranno se il PD vuole fondarsi su principi condivisi o si è retto finora solamente sul marketing (pure fallimentare, peraltro). A Ottobre ci sarà il congresso e se per allora non avranno deciso di esprimere nuovamente il leader attraverso le tanto decantate primarie (inserite nello statuto!), si saranno rivelati per quello che sono. Confesso che preferirei mi smentissero, evitando di eleggersi tra di loro in consultazione tra dirigenti, ma non ci conto.

Articoli correlati

Direttismo sulla carta

Dalla direzione nazionale del PD, scosso negli ultimi giorni da una turbinante sequela di arresti, mi sarei aspettato una salutare assunzione di responsabilità della dirigenza e un qualche tipo di slancio ideale che ridesse forza alle istanze fondative del partito stesso. Invece sono arrivate le solite parole annacquate, la proverbiale minestra riscaldata, con cui una classe politica irrimediabilmente vecchia e logora, ha tentato abbastanza goffamente di fare spallucce al presente. Ma il dato peggiore, almeno per me, riguarda la questione aperta della democrazia diretta. Pare che ormai l’anima direttista del PD, sfociata nell’utilizzo dello strumento delle primarie, abbia perso lo slancio. Il direttismo sembra destinato a rimanere solo sulla carta e i meccanismi del partito resteranno quelli vecchi e ammuffiti della politica trapassata. E’ vero che c’è qualcuno che preme dall’interno perché questo non avvenga e le iniziative di Mario Adinolfi, di Luca Sofri, e di quanti con loro hanno proposto una mozione in questo senso sono da lodare. Ma la mozione è stata bocciata. E questo è un fatto.

Articoli correlati

Pagina Successiva »