Nasce il Post, nuova avventura editoriale sul web

Il Post è una cosa così: per metà aggregatore (altro termine equivoco), per metà editore di blog. Ha una redazione che pubblica notizie, storie, informazioni raccogliendole in rete e nei media, e linkando e segnalando le fonti. E ha una famiglia di blog affidati ad autori di diverse qualità e competenze ma con cui il Post condivide un’ambizione di innovare la qualità delle cose italiane, nel suo piccolo (e loro l’hanno riconosciuta e ci hanno creduto). Per chi lo ha seguito finora (nove anni), il Post è Wittgenstein, ma di più. Più storie, più link, più idee, più blog. (dall’editoriale di Luca Sofri)

Da oggi il web italiano si arricchisce di una nuova voce: il Post.

Il modello è lo Huffington Post, nato come blog e divenuto nel tempo il più seguito aggregatore di notizie del web.

Auguro a Luca Sofri e alla redazione di riuscire nel loro progetto e di realizzare con il Post altrettanto successo, almeno nel contesto del web italiano.

Penso che chiunque cerchi le notizie sul web abbia bisogno di approdi sicuri dove concentrare la propria attenzione. Infatti, esclusi i siti di notizie specialistiche o i blog a cui si accede per interesse specifico o anche solo per affezione, la maggior parte dei contenuti disponibili non sono immediatamente fruibili. Anzi, la quantità è tale che spesso si rinuncia a cercare e ci si accontenta delle solite fonti collaudate.

Quindi ben venga un luogo dove qualcun altro ha già trovato per noi cose interessanti, permettendoci anche di apprezzare fonti di notizie che altrimenti, difficilmente, avremmo frequentato.

Insomma, bevenuto il Post. In bocca al lupo!

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Cavalcare l’onda, senza coraggio

Il coraggio di investire sulla nuova generazione politica che si affaccia all’interno del PD e che viene dalla base, cioè da tutti quei giovani e meno giovani che hanno aderito con entusiasmo alla creazione di questo nuovo partito e che vorrebbero contribuire attivamente alla sua costruzione. Non certamente guardare mentre altri lo fanno per loro, se poi quegli altri sono i vecchi, logori e già più volte fallimentari, oligarchi. Adesso la Serracchiani è stata candidata alle europee, ma il punto cruciale, forse, è chi non sarà candidato. Riprendo un passaggio della riflessione di Luca Sofri sul suo blog:

È bizzarro che su tutti i nomi meno difendibili il segretario vada dicendo che bisogna aspettare la Direzione Nazionale del 21, mentre Serracchiani guarda un po’ è cosa decisa già oggi. Circolano al momento i nomi dell’ex sindaco Cofferati, dell’ex sindaco Domenici, dell’ex sindaco Costa, dell’ex sindaco Bianco, di Sergio D’Antoni (già col centrodestra) di Silvia Costa, di Goffredo Bettini.

Ecco dove manca il coraggio. Debora Serracchiani ha ottenuto visibilità e consensi, e assegnarle un ruolo, per quanto non fosse scontato, è un’operazione assolutamente strategica per molti ovvi motivi. Diversamente non si intende decidere di avviare un vero rinnovamento già da ora, con il tipico atteggiamento di chi vuole tenere il piede in due scarpe. Invito a leggere la riflessione di Luca per intero, perché la condivido in pieno.

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Direttismo sulla carta

Dalla direzione nazionale del PD, scosso negli ultimi giorni da una turbinante sequela di arresti, mi sarei aspettato una salutare assunzione di responsabilità della dirigenza e un qualche tipo di slancio ideale che ridesse forza alle istanze fondative del partito stesso. Invece sono arrivate le solite parole annacquate, la proverbiale minestra riscaldata, con cui una classe politica irrimediabilmente vecchia e logora, ha tentato abbastanza goffamente di fare spallucce al presente. Ma il dato peggiore, almeno per me, riguarda la questione aperta della democrazia diretta. Pare che ormai l’anima direttista del PD, sfociata nell’utilizzo dello strumento delle primarie, abbia perso lo slancio. Il direttismo sembra destinato a rimanere solo sulla carta e i meccanismi del partito resteranno quelli vecchi e ammuffiti della politica trapassata. E’ vero che c’è qualcuno che preme dall’interno perché questo non avvenga e le iniziative di Mario Adinolfi, di Luca Sofri, e di quanti con loro hanno proposto una mozione in questo senso sono da lodare. Ma la mozione è stata bocciata. E questo è un fatto.

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