L’ennesimo caso Santoro, torna di nuovo a rendere manifesto ciò che gli stessi interpreti smentiscono da sempre: la televisione è uno strumento di potere e deve solo trasmettere la propaganda di regime, altrimenti il meccanismo si inceppa. Eppure sono proprio i sodali del Signor B a ripetere continuamente che non è vero che si vincono le elezioni con il possesso di tutte le reti televisive. Allora, se non è vero, come mai non appena qualcuno mette in video la verità nuda e cruda avendo un’audience importante, questi, immediatamente, si fanno prendere dal panico?
Le canzoni quindi servono a formare una coscienza. Sono una piccola goccia dove servirebbero secchi d’acqua. Cantare, credo che sia un ultimo grido di libertà. Forse il più serio. Scrivere canzoni sta diventando una responsabilità sociale, ma se ne sono accorti in pochi. Esse entrano a far parte del patrimonio culturale di un popolo, sono parte della coscienza.
(Fabrizio De André)
La mostra in corso a Palazzo Ducale, a Genova, dedicata a Fabrizio De André, merita di essere vista. Sicuramente da chi ama le sue canzoni, ma può affascinare chiunque, anche chi di lui sa poco e niente e quindi ha l’occasione di conoscerlo da molto vicino. La mostra è piena di suggestione, e unisce insieme la classica esposizione di materiale, al più moderno gusto per le installazioni artistiche. Un lavoro di grande fascino e dal gusto molto raffinato, che cerca di rappresentare l’artista e l’uomo. Sebbene la mostra in sè non sia così estesa, è tanto ricca che richiede ore per essere visitata. Ci sono manoscritti di Fabrizio, che lo raccontano in età diverse e che catturano l’immaginazione, perché rimandano velocemente alle sue canzoni. Ci sono le canzoni stesse, a far da pareti a una sala, scritte di suo pugno. Ci sono le tematiche delle sue opere, ripercorse attraverso sue interviste, in modo da sentire dalla sua viva voce quel senso profondo che le riveste. Ci sono decine di filmati, con stralci di interviste sue, e ricordi dei suoi innumerevoli compagni di viaggio. Ci sono tutti i personaggi a lui più cari, trasformati in tarocchi animati, che danzano e interpretano le sue canzoni. C’è tutta la sua vita, ricordata nei momenti più importanti e trasformata in un’intera stanza da leggere parete dopo parete. C’è anche un po’ di caos, determinato dalla scelta di rendere alcuni momenti della mostra totalmente interattivi. Si può prendere un 33 giri da un tavolo e posizionarlo su un altro per vedere e sentire interviste e racconti legati ad esso. Si può prendere una foto da un altro tavolo ancora e metterla su un cavalletto e vedere e sentire altri racconti legati a Fabrizio. Tutto nelle mani dei visitatori, che ovviamente si adattano cercando di orientarsi nelle scelte, mentre altri si accalcano intorno. Nel complesso si tratta di una mostra che stimola l’immaginazione, realizzata con grande gusto. In una parola: bellissima. Se avete preventivato una gita Genova, non mancatela. Sarà aperta fino al 3 Maggio, ma dato il successo di pubblico, c’è da credere (e sperare) che sarà prorogata.
Un grazie particolare a Nadia che ha condiviso con me questa magia.
Il coraggio di investire sulla nuova generazione politica che si affaccia all’interno del PD e che viene dalla base, cioè da tutti quei giovani e meno giovani che hanno aderito con entusiasmo alla creazione di questo nuovo partito e che vorrebbero contribuire attivamente alla sua costruzione. Non certamente guardare mentre altri lo fanno per loro, se poi quegli altri sono i vecchi, logori e già più volte fallimentari, oligarchi. Adesso la Serracchiani è stata candidata alle europee, ma il punto cruciale, forse, è chi non sarà candidato. Riprendo un passaggio della riflessione di Luca Sofri sul suo blog:
È bizzarro che su tutti i nomi meno difendibili il segretario vada dicendo che bisogna aspettare la Direzione Nazionale del 21, mentre Serracchiani guarda un po’ è cosa decisa già oggi. Circolano al momento i nomi dell’ex sindaco Cofferati, dell’ex sindaco Domenici, dell’ex sindaco Costa, dell’ex sindaco Bianco, di Sergio D’Antoni (già col centrodestra) di Silvia Costa, di Goffredo Bettini.
Ecco dove manca il coraggio. Debora Serracchiani ha ottenuto visibilità e consensi, e assegnarle un ruolo, per quanto non fosse scontato, è un’operazione assolutamente strategica per molti ovvi motivi. Diversamente non si intende decidere di avviare un vero rinnovamento già da ora, con il tipico atteggiamento di chi vuole tenere il piede in due scarpe. Invito a leggere la riflessione di Luca per intero, perché la condivido in pieno.
Biglietto del concerto di Vinicio Capossela al Carlo Felice di Genova
Evviva Vinicio Capossela e la sua smisurata bravura di musicista, cantastorie e irresistibile istrione. Il tour dal carattere circense, spettacolare ed effervescente, con cui sta portando in giro per l’Italia le note intimiste e sognanti del suo ultimo album, “Da Solo”, cattura per atmosfera, inventiva e generosità. Nella cornice dello splendido teatro dell’Opera di Genova, il Teatro Carlo Felice, Vinicio ha dato vita ad un grande spettacolo, fatto sì delle sue belle canzoni, ma anche di tanta teatralità e una grande ironia nel presentare le canzoni , nel descriversi e nel descrivere lo spettacolo ad un pubblico attento e partecipe. Avevo già avuto la fortuna di vedere uno spettacolo del tour in quel di Cuneo, dove lo scenario era stato il Mercato Comunale, addobbato all’occasione come il teatro dei burattini di Mangiafuoco nel Pinocchio di Comencini, ma ho potuto assistere ad uno spettacolo diverso, anche nella sostanza. Avendo a disposizione un palco vero, i vari artisti che hanno accompagnato lo spettacolo hanno partecipato più attivamente alla serata, contribuendo con i loro numeri ad impreziosire la performance del mattatore. Molto apprezzato dal pubblico il gioco continuo di riferimenti alla città di Genova e qualche espressione dialettale in omaggio alla platea. Come è stato certamente molto intenso e applaudito l’omaggio a Faber, quando, imbracciando la chitarra, Vinicio ha eseguito “La Città Vecchia”. Lo spettacolo è diviso in due parti distinte: la prima interamente dedicata al nuovo disco, quindi intima e dalle atmosfere rarefatte; la seconda infuocata e fracassona, fatta del repertorio classico del cantautore, ma quello più danzereccio e irriverente. Un grande concerto.
Un ringraziamento particolare a Robbie che è stata così brava (e anche fortunata) a trovare i biglietti in prima fila. Visto da davanti, e al centro per di più, il concerto ha avuto un sapore buonissimo!
Forse è il momento più significativo dell’Assemblea Nazionale dei Circoli del Partito Democratico, tenutasi pochi giorni fa. Mi è piaciuto, perché è un intervento fatto di parole semplici, dirette e di grande buon senso. Mi è piaciuto anche e soprattutto, perché ribadisce ancora la necessità che la vecchia dirigenza faccia un passo indietro e lasci che il percorso del PD fiorisca attraverso le energie nuove che vengono dalla base e che guardano al futuro.
Sputtanamento globale per AIG, che prima chiede l’elemosina di stato per non fallire rovinosamente e poi decide di destinare una cifra molto prossima a quella ottenuta dal governo americano ai premi per i suoi manager. Obama non l’ha presa bene e attiva il ministero del tesoro per fermare la vergognosa elargizione e fare un mazzo tanto alla compagnia. In Italia è lo stesso. Diamo 300 milioni di euro delle nostre tasse per impedire il fallimento ormai certo di Alitalia e non chiediamo minimamente conto del suo stipendio faraonico al manager che l’ha portata passo passo al tracollo. Là Obama ne fa una questione di valori nazionali, qui da noi invece i valori li abbiamo un po’ diversi.