Archivio per la Categoria 'Musica'

I miei dischi preferiti duemilanove

Anche quest’anno ecco la top five dei miei dischi preferiti del duemilanove. Altre volte l’ho definita la mia lista della musica migliore, ma è fin troppo evidente che posso fare una classifica solo di ciò che ho effettivamente ascoltato, perché di tutto il resto, ignorandolo, non posso avere alcuna opinione. Come sempre faccio affidamento sul buon cuore degli amici che saranno più che felici di colmare le mie evidenti lacune!

Tornando alla mia lista, faccio una doverosa premessa: quest’anno c’è un fuori concorso che rappresenta l’ascolto più assiduo dell’anno appena trascorso, ma è in effetti un disco uscito nel 2008 e pertanto il signornò, regolamento alla mano, mi ha vietato di includerlo. Voglio solo precisare che se l’avessi fatto l’avrei messo al primo posto e purtroppo a nulla è valso sottolineare che in Europa il disco è stato effettivamente pubblicato solo nel 2009. Beh, poco male. E’ la medaglia d’oro morale! Chi è? O meglio, chi sono? The Airborne Toxic Event, con il loro disco omonimo.

E ora la Top Five! Rullino i tamburi!!!

  1. Imogen Heap, Ellipse
  2. Kasabian, The West Rider Pauper Lunatic Asylum
  3. Regina Spektor, Far
  4. La Roux, La Roux
  5. Bat For Lashes, Two Suns

E poi? Beh poi ci sono quelli che ho ascoltato molto, ma non mi hanno scosso come quelli qui sopra. Meritano comunque una doverosa menzione d’onore: Pearl Jam, Backspacer; Ministri, Tempi Bui; Gomez, A New Tide; White Lies, To Lose My Life; Greed Day, 21st Century Breakdown; Il Teatro Degli Orrori, A Sangue Freddo.

Infine c’è anche posto per le note stonate dell’anno. A diverso titolo, perchè in un caso, Arctic Monkeys (Humbug), è dovuto soprattutto al mood del disco che mi ha lasciato un po’ freddino e non mi ha convinto molto; mentre nell’altro, Bruce Springsteen (Working On A Dream) è vera e propria delusione, ahimè!

Direi che è tutto. Speriamo che il duemiladieci sia un altro anno pieno di meravigliosa musica da scoprire!

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A prova di proiettile

Lei si, io no. Perché mi ha colpito dritto al cuore. Il primo disco dei La Roux è uscito ieri e lo sto ascoltando senza soluzione di continuità. Synth pop, squisitamente anni ’80, ma con la concretezza delle produzioni di oggi. Mi piace da pazzi.

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Faber in mostra a Genova

Le canzoni quindi servono a formare una coscienza. Sono una piccola goccia dove servirebbero secchi d’acqua. Cantare, credo che sia un ultimo grido di libertà. Forse il più serio. Scrivere canzoni sta diventando una responsabilità sociale, ma se ne sono accorti in pochi. Esse entrano a far parte del patrimonio culturale di un popolo, sono parte della coscienza.

(Fabrizio De André)

La mostra in corso a Palazzo Ducale, a Genova, dedicata a Fabrizio De André, merita di essere vista. Sicuramente da chi ama le sue canzoni, ma può affascinare chiunque, anche chi di lui sa poco e niente e quindi ha l’occasione di conoscerlo da molto vicino. La mostra è piena di suggestione, e unisce insieme la classica esposizione di materiale, al più moderno gusto per le installazioni artistiche. Un lavoro di grande fascino e dal gusto molto raffinato, che cerca di rappresentare l’artista e l’uomo. Sebbene la mostra in sè non sia così estesa, è tanto ricca che richiede ore per essere visitata. Ci sono manoscritti di Fabrizio, che lo raccontano in età diverse e che catturano l’immaginazione, perché rimandano velocemente alle sue canzoni. Ci sono le canzoni stesse, a far da pareti a una sala, scritte di suo pugno. Ci sono le tematiche delle sue opere, ripercorse attraverso sue interviste, in modo da sentire dalla sua viva voce quel senso profondo che le riveste. Ci sono decine di filmati, con stralci di interviste sue, e ricordi dei suoi innumerevoli compagni di viaggio. Ci sono tutti i personaggi a lui più cari, trasformati in tarocchi animati, che danzano e interpretano le sue canzoni. C’è tutta la sua vita, ricordata nei momenti più importanti e trasformata in un’intera stanza da leggere parete dopo parete. C’è anche un po’ di caos, determinato dalla scelta di rendere alcuni momenti della mostra totalmente interattivi. Si può prendere un 33 giri da un tavolo e posizionarlo su un altro per vedere e sentire interviste e racconti legati ad esso. Si può prendere una foto da un altro tavolo ancora e metterla su un cavalletto e vedere e sentire altri racconti legati a Fabrizio. Tutto nelle mani dei visitatori, che ovviamente si adattano cercando di orientarsi nelle scelte, mentre altri si accalcano intorno. Nel complesso si tratta di una mostra che stimola l’immaginazione, realizzata con grande gusto. In una parola: bellissima. Se avete preventivato una gita Genova, non mancatela. Sarà aperta fino al 3 Maggio, ma dato il successo di pubblico, c’è da credere (e sperare) che sarà prorogata.

Un grazie particolare a Nadia che ha condiviso con me questa magia.

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Una gamba qua, una gamba là, gonfi di vino

Biglietto del concerto di Vinicio Capossela al Carlo Felice di Genova

Biglietto del concerto di Vinicio Capossela al Carlo Felice di Genova

Evviva Vinicio Capossela e la sua smisurata bravura di musicista, cantastorie e irresistibile istrione. Il tour dal carattere circense, spettacolare ed effervescente, con cui sta portando in giro per l’Italia le note intimiste e sognanti del suo ultimo album, “Da Solo”, cattura per atmosfera, inventiva e generosità. Nella cornice dello splendido teatro dell’Opera di Genova, il Teatro Carlo Felice, Vinicio ha dato vita ad un grande spettacolo, fatto sì delle sue belle canzoni, ma anche di tanta teatralità e una grande ironia nel presentare le canzoni , nel descriversi e nel descrivere lo spettacolo ad un pubblico attento e partecipe. Avevo già avuto la fortuna di vedere uno spettacolo del tour in quel di Cuneo, dove lo scenario era stato il Mercato Comunale, addobbato all’occasione come il teatro dei burattini di Mangiafuoco nel Pinocchio di Comencini, ma ho potuto assistere ad uno spettacolo diverso, anche nella sostanza. Avendo a disposizione un palco vero, i vari artisti che hanno accompagnato lo spettacolo hanno partecipato più attivamente alla serata, contribuendo con i loro numeri ad impreziosire la performance del mattatore. Molto apprezzato dal pubblico il gioco continuo di riferimenti alla città di Genova e qualche espressione dialettale in omaggio alla platea. Come è stato certamente molto intenso e applaudito l’omaggio a Faber, quando, imbracciando la chitarra, Vinicio ha eseguito “La Città Vecchia”. Lo spettacolo è diviso in due parti distinte: la prima interamente dedicata al nuovo disco, quindi intima e dalle atmosfere rarefatte; la seconda infuocata e fracassona, fatta del repertorio classico del cantautore, ma quello più danzereccio e irriverente. Un grande concerto.

Un ringraziamento particolare a Robbie che è stata così brava (e anche fortunata) a trovare i biglietti in prima fila. Visto da davanti, e al centro per di più, il concerto ha avuto un sapore buonissimo!

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Afterhours a Scalo 76

Questo pomeriggio gli Afterhours sono stati ospiti a Scalo 76 su Rai Due. L’esibizione dal vivo de “Il paese è reale”, brano vincitore del premio della critica a Sanremo, è stata veramente energica, ma è la canzone in sè ad essere “potente”. Guardate il video se non ci credete o se ve li siete solo persi in diretta!

Menzione speciale a Mao, che da gran talento qual è, ha offerto nella intro una versione strepitosa di “Male di miele”.

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Dir la verità è un atto d’amore

Il pezzo che gli After hanno portato a Sanremo è talmente di un altro livello rispetto alla piattezza del polpettone nazionalpopolare, che mi ci sono voluti almeno due ascolti per capire cosa avevano fatto. La prima sera magari hanno ceduto al momento suonando anche malino, ma la seconda esibizione è da spellarsi le mani dagli appluasi. E più la ascolto questa canzone più la trovo straordinaria. Bravi ragazzi!

AGGIORNAMENTO: agli After è andato il premio “Mia Martini”, il riconoscimento della critica votato dai tecnici. Un riconoscimento meritatissimo, perché credo che la qualità compositiva del pezzo, al di là dei gusti di genere, sia assolutamente una spanna sopra a qualsiasi cosa si sia sentita al Festival dai tempi di Matusalemme.

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