Direttismo sulla carta

Dalla direzione nazionale del PD, scosso negli ultimi giorni da una turbinante sequela di arresti, mi sarei aspettato una salutare assunzione di responsabilità della dirigenza e un qualche tipo di slancio ideale che ridesse forza alle istanze fondative del partito stesso. Invece sono arrivate le solite parole annacquate, la proverbiale minestra riscaldata, con cui una classe politica irrimediabilmente vecchia e logora, ha tentato abbastanza goffamente di fare spallucce al presente. Ma il dato peggiore, almeno per me, riguarda la questione aperta della democrazia diretta. Pare che ormai l’anima direttista del PD, sfociata nell’utilizzo dello strumento delle primarie, abbia perso lo slancio. Il direttismo sembra destinato a rimanere solo sulla carta e i meccanismi del partito resteranno quelli vecchi e ammuffiti della politica trapassata. E’ vero che c’è qualcuno che preme dall’interno perché questo non avvenga e le iniziative di Mario Adinolfi, di Luca Sofri, e di quanti con loro hanno proposto una mozione in questo senso sono da lodare. Ma la mozione è stata bocciata. E questo è un fatto.

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