“I Figli di Matusalemme”, uno dei primi romanzi di fantascienza scritti da Robert A. Heinlein, racconta le vicende di un gruppo di persone dotate di una incredibile longevità. Nel periodo storico futuro in cui si svolge l’azione, il gruppo ha da poco deciso di rendere nota al resto del mondo la propria esistenza. Infatti, nelle epoche precedenti, avevano sempre vissuto cercando di nascondere la propria dote, per salvaguardare se stessi e i propri cari da ogni eventuale tipo di discriminazione o avversione da parte degli uomini comuni. Tuttavia la società in cui vivono ora, sebbene descritta come nata dalle ceneri del periodo più tetro nella storia dell’umanità, è caratterizzata da elementi quasi utopici dove i diritti civili e i più alti valori della democrazia sono rispettati con grande rigore e determinazione. Una società tanto ordinata e civile che i longevi sentono per la prima volta concretizzarsi la possibilità di essere accettati e di poter mettere le proprie conoscenze a disposizione di tutti, alla luce del Sole. Succede però che l’umanità si interroghi sul motivo della loro longevità e non si accontenti della risposta di costoro. Di fatto la longevità è semplicemente data loro per ereditarietà genetica, quindi per discendenza, e non perché siano custodi del segreto dell’eterna giovinezza. Ma gli altri, quelli dalle vite corte, pensano che lo abbiano, il segreto, e lo nascondano intenzionalmente a loro danno. Questo fraintendimento culturale, agitato dalla rivelazione insopportabile che esistono esseri umani che godono di vite estremamente più lunghe di quelle di un uomo comune, sfocia in una vera caccia alle streghe. Pur di mettere le mani sul segreto dei longevi, il governo attua un provvedimento straordinario per la soppressione di alcuni diritti fondamentali, che assomiglia molto alle modalità che di recente hanno portato al Patriot Act negli Stati Uniti. Insomma, pur trattandosi di un libro scritto negli anni ’60, ci ritroviamo a osservare una società che ha forti analogie con la contemporaneità. La storia travagliata di questi longevi, nel suo essere fantasiosa ed estrema, permette all’autore di far luce su alcuni aspetti deteriori della nostra società moderna e sulle insidie che si nascondono malcelate nel nostro presunto progresso culturale. Il romanzo offre continuamente spunti di riflessione filosofici sulle idee di comunità, di società, sul ruolo della politica, ma anche sull’autodeterminazione e la coscienza del singolo. Sono tutte tematiche che Heinlein affronta in modo diretto e con spirito critico, soffermandosi sovente sull’analisi delle contraddizioni tra diversi modi di pensare. L’elemento cardine del libro, quello che funge da catalizzatore per le diverse filosofie prospettate e il tentativo di dimostrare quanto è difficile conciliare le diversità (e quanto sia necessario nei fatti), è il protagonista: Lazarus Long. Il più longevo tra i longevi, un leader naturale che tuttavia mal sopporta la responsabilità del comando. Lazarus è un uomo d’azione, poco propenso a perdersi in troppe chiacchiere, eppure molto cauto e avveduto. Sono le sue riflessioni che permettono all’autore di presentare il suo punto di vista. Lazarus affronta sempre con molto spirito pratico le questioni che gli si presentano e non sempre sceglie in base alla convenienza o al sentire comune. La saggezza che gli deriva dalla lunga esperienza, lo rende particolarmente pronto ad accettare i cambiamenti per quello che sono, ma senza rinunciare a scegliere se accettarli o no. Non scegliendo se sono buoni o cattivi, ma valutando se sono adatti o meno alle sue esigenze. Un inno al primato dell’individuo sulla massa, che non ha alcuna relazione con istanze di tipo anarchico. Heinlen tiene particolarmente a dimostrare come più ogni singolo membro di una comunità è cosciente di sè e sa scegliere cosa è bene per sè, più i valori della libertà e del rispetto reciproco possono essere al sicuro. Quando l’individuo si fonde con la massa, può succedere anche che il singolo si trovi ad avallare azioni che intimamente avrebbe condannato . Al di là degli aspetti avventurosi e fantastici di cui il libro è ricco, la lettura si fa apprezzare soprattutto per questi e altri spunti filosofici. Mi è piaciuto molto e quindi lo consiglio caldamente. Se non vi piacesse la fantascienza, potrebbe essere un gran bel modo per iniziare ad apprezzarla.
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